“La motivazione è essenzialmente materia energetica invisibile necessaria alla propulsione verso la definizione cosciente di una azione”.
Questa è una delle tante articolate definizioni che mi è capitato di sentire ad un convegno di motivazione logica. Altre descrivono la motivazione come “…una qualità intrinseca nell’individuo, oppure nella nostra energia mentale, pronta a sprigionarsi in modo calibrato e mirato verso la soddisfazione del nostro “io”.
Per certo sappiamo che si sviluppa ed interviene per via volontaria o indotta ed è un elemento condizionante per ogni individuo. Un esempio sotto gli occhi di tutti è la motivazione indotta dalla necessità che ci porta ad ottenere uno status che definiremo equilibrativo, cioè quando in condizioni normali si ha il bisogno di compiere una azione quotidiana come quella del bere acqua. Se noi lasciassimo il nostro corpo senza assunzione di acqua per diversi minuti non altereremmo in alcun modo il nostro stato di equilibrio, in quanto non riceviamo impulsi nè biologici, nè mentali che ci allertino. Se questo stato fosse prolungato per diverse ore fino a ad arrivare consecutivamente ad oltre 2 giorni, lo stato motivazionale è indotto. Entriamo quindi in un area che non possiamo considerare come motivazionale programmata ma motivazionale equilibrativa.
Il richiamo biologico alla immediata assunzione di acqua ha comportato una condizione di necessità che rientra nel bisogno in un tempo predefinito, in modo non volontario, perché non lo abbiamo programmato noi. Solo con l’assunzione definitiva dell’acqua avremmo ottenuto il riequilibramento allo stato naturale. Questo esempio di motivazione per indicare che in modo involontario, quasi meccanico, trattiamo la motivazione su base quotidiana e molto più frequente di quanto si possa immaginare. Per l’ottenimento dell’equilibrio abbiamo utilizzato azioni caratterizzate da Necessità e Desiderio. Avendo identificato questo tipo di motivazione dobbiamo in realtà spostare l’asse dell’approfondimento sul concetto della programmazione reale .
Dobbiamo iniziare con le abitudini, le buone abitudini.
Ci sono cose che accadono, pare a caso, e altre che accadono per nostro errore o per volontà, altre ancora accadono ma sfuggono dalla nostra pianificazione. Dobbiamo decidere noi come fare accadere le cose. Capita di dimenticarci di fare una cosa, a me capita spesso. Magari capita più di una volta al giorno, capita anche il giorno successivo: insomma, può capitare a tutti…
come mai non ci dimentichiamo MAI di mangiare?
oh certo, spesso diciamo che siamo presi a fare una cosa che ci è passata per la mente l’idea di mangiare…siamo proprio sicuri? Quella di mangiare a quell’ora rimane nella nostra testa perché l’abbiamo catalogata come abitudine, una buona abitudine. Come altre abitudini che seguiamo ad una certa ora, tutti i giorni. Per vivere è necessario mangiare, ma non necessaria avere l’abitudine di farlo.
Quante volte beviamo un caffè?
Quante volte invece riusciamo a gustarlo?
Ve lo dico io: il rapporto e 1su 8.
Una sola volta su otto, gustiamo il caffè.
Ci dedichiamo completamente a lui, cogliendo il suo giusto tempo, dimensione, forma e colore. Uno spazio di tempo che dura pochi secondi, però è una abitudine e non una motivazione.. Ci è mai capitato di decidere di recarci in centro città, magari il sabato pomeriggio, poi subito dopo di pensare che forse non è una bella idea per via dei parcheggi? Certo, trovare parcheggio può essere difficoltoso… rischiamo di non trovarlo o di girare almeno mezz’ora a vuoto, con il rischio di perdere la pazienza, eppoi..per che cosa?
Ci è capitato di pensarlo?
E ci è anche capitato di desistere dal recarci in centro per questo motivo?
Se la risposta è “SI”, allora abbiamo fallito!
In effetti il nostro pensiero, giustamente razionale, aveva visionato nella nostra testa proprio il percorso che avremmo dovuto fare, la gente, la folla, , il traffico,etc.. Tutto questo ci ha fatto desistere. Possiamo decidere di rinunciare a recarci in centro, anche se è una cosa che avremmo fatto molto volentieri, ma proprio perché troveremmo difficoltà nei parcheggi, troppa gente per strada, è tardi, etc… in fondo, meglio rinunciare.
Quante volte rinunciamo proprio perché pensiamo che sia difficile?
Normalmente se pensiamo una cosa che sia difficile, la nostra mente lo registra come difficoltà certa, e diventa un problema ancora prima di porsi alla nostra attenzione. Pensare che se accade una cosa da noi non prevista, e rischiamo di convincerci con la discutibile certezza che “tanto….è giusto cosi’, ….doveva accadere e che in fondo è destino”. Domandiamoci piuttosto se tutto ciò è funzionale per noi.
E’ buona cosa imparare a costruirsi il proprio Trial Asset, cioè un percorso del pensiero che tenga sempre conto del livello di piacere, gratificazione e di gusto che una azione può regalarci, evitando di procedere ad un “processo alle intenzioni”. Più saremo predisposti a non vedere per forza ostacoli in tutte le nostre motivazioni, meno gli ostacoli saranno reali.
Imparare a mettere in gioco il proprio prezioso tesoro è la base sulla quale poter costruire un programma. Quante volte abbiamo provato a raggiungere un obiettivo, magari con grandi sforzi, dispendio di energie,tempo, concentrazione. poi il risultato è stato disatteso?
Quanto ci siamo realmente preparati emotivamente?
Essere motivati non significa essere entusiasti. Motivati significa avere un motivo reale, meglio se questo motivo è pensato e ragionato.
Decidere attraverso un percorso di giungere con convinzione, dedizione e perseveranza al raggiungimento del proprio livello di soddisfazione è naturale, ma non semplice.
Se ci pensiamo bene ogni giorno noi tutti facciamo delle cose, le facciamo in modo disordinato, nel senso che l’ordine di importanza delle cose che facciamo spesso non coincide realmente con il livello di importanza per noi, o meglio, quello che ci siamo prefissati di ottenere all’inizio della nostra giornata.. Molti si motivano cercando almeno 3 o 4 giustificazioni per le quali quel giorno saranno felici, i motivi giusti per cominciare la giornata.
· avere una nuova cravatta,
· indossare un capo di abbigliamento che ci piace
· sapere che faremo un incontro interessante
· cominciare questa fantastica giornata per il sole.
· Etc..
Certo, questo potrebbe essere un bell’ inizio, ma non si tratta di uno strumento di motivazione o un inizio di alimentazione della stima personale e indotta, piuttosto un modo carino e se vogliamo anche estremamente simpatico per far registrare nella nostra mente che esistono almeno questi buoni motivi affinchè si possa essere determinati nel raggiungere il proprio grado di soddisfazione giornaliera. Ma non basta un bell’ inizio, occorre decidere quale sarà la fine di tutto. La nostra motivazione deve essere programmata e controllata. Un buon programma, qualsiasi esso sia, che si tratti di una gara sportiva, un incarico professionale o semplicemente portare fuori a passeggio il vostro cane, necessita di un controllo di verifica che ci consente di capire se stiamo percorrendo la giusta strada.
Occorre pensare quindi che il tempo nella nostra programmazione è un elemento importante che ci aiuterà a controllare secondo una cadenza regolare il nostro modello motivazionale e che qualsiasi considerazione noi si possa fare in relazione a quello che crediamo sia la nostra massima determinazione e motivazione nel portare a termine qualcosa, non ha senso di esistere nè tantomeno potrà produrre una metodologia scientifica se non considerassimo il condizionamento del tempo..
STRAORDINARIO CONCETTO. ESSENZIALE. GRAZIE
RispondiEliminaCaio AL, volevo sapere il tuo parere sulla motivazione di keller e le applicazioni nel tempo remoto. Pubblichi sul blog?
RispondiEliminasempre analitico e pragmatico. E' un piacere leggerti.Quando fai i corsi ad Aosta???
RispondiEliminaciao volevo leggere qwualcosa sulla destrutturazione emozionale... aprirai l'argomento? fino ad ora nn hotrovato nulla di analitico e descrittivo, molto teorico e testualizzato.Ho letto il libro che mi hai consigliato e mi sono ritrovato su molti concetti della sfera e della spirale emozionale.
RispondiEliminastraordinario come sempre Alberto. Hai il potere di rendere piacevole un argomento cosi complesso. ti seguo sempre, Marika
RispondiEliminaComplimenti Alberto!!!mi hanno informato del tuo nuovo incarico. D'altronde non era una novità aspettarselo da te.Ti auguro un ottimo lavoro
RispondiEliminaciao alberto, volevo sapere quanto della motivazione logica e assertiva si può applicare alle leve di lps.
RispondiEliminaComplimenti Alberto, quanto hai scritto è molto interessante. Spero di poter sviluppare a breve, le argomentazioni da te trattate. Un abbraccio affettuoso Elly
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